Flash Feed Scroll Reader

Rugby: parte l'avventura dell'Alcott Napoli

Amatori NapoliIl rugby flegreo festeggia 10 anni e si aggiudica la serie B. La società sportiva  Amatori Napoli Rugby,  dopo aver raggiunto la  “ meta “ della serie B, cambia nome, associandosi al suo sponsor ufficiale, diventando così: Alcott Napoli Rugby. 500 gli iscritti alla società, di età compresa tra i 5 e i 40 anni, dei quali la maggior parte  ragazzi, circa 300,  che guidati dal presidente Diego D’orazio, si allenano settimanalmente sul campo del Cus (via Campegna ) per poi giocare  lungo tutto lo Stivale. Il primo appuntamento ufficiale sarà quello del 4 ottobre, dove gli over 18  giocheranno,  la prima delle 22 partite  del campionato di serie B, contro l’ Accademia Avezzano, in trasferta. Tra le particolarità della società  l’aver tutte le categorie, dall’under 5  agli over 18.  “ E’ un traguardo importante quello della serie B- ha detto il Presidente. Napoli sa giocare bene  anche con la palla ovale. I nostri iscritti, il grande pubblico che ci segue la domenica, ci ricordano quotidianamente che il rugby è uno sport sano, fatto di regole che spingono l’individuo alla fiducia, alla correttezza e all’autodisciplina”. Intervenuti oggi alla presentazione della società (ospitata in uno dei negozi del brand Alcott, in via Toledo),  la prima squadra al completo, capitanata da Ernesto Ricciardi, che spinti dall’entusiasmo e dal gioco di squadra,  come dei veri scugnizzi,  hanno improvvisato una partita per strada, lungo tutta via Toledo.
   “ Il divario tra la  serie B e C è notevole”-  spiega D’Orazio. “La nostra squadra non ha stranieri, la società punta sulle forze nostrane, che sia in casa che fuori, cerca sempre di portate un buon risultato, soprattutto per essere di buon esempio  per i più piccoli. La buona tradizione rugbista partenopea risale agli anni ’60, dove dopo due scudetti si è man mano andata a spegnere. Oggi, nel 2009, ci troviamo a doverci scontrare con le istituzioni, portare avanti questo sport è sempre più faticoso, basti pensare che la città non offre una struttura nella quale giocare ed allenarsi”.