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Crolla il Napoli al S.Paolo in campionato contro il Bologna (1-2). Gli azzurri sprofondano nella crisi. Ancelotti a rischio esonero si difende: "Sono io il responsabile ma lo sono anche i giocatori..."

L’inverosimile, il Bologna sbanca il San Paolo mandando in frantumi il Napoli, le promesse, i buoni propositi e il piano di recupero dei punti perduti raccomandato e concordato con il  presidente  nel Concilio della pace  di Castelvolturno di venerdì scorso, in cambio di una possibile sanatoria delle multe. Ora però il bilancio è in rosso profondo: quattro pareggi e due sconfitte in campionato nelle ultime sei partite. Sommersi dai fischi la squadra ed a capo chino il ritorno negli spogliatoi degli azzurri che dopo aver condotto e chiuso il primo tempo grazie al gol del vantaggio di Llorente nel finale della prima parte, si sono ritrovati con le spalle al muro. Il crollo nella ripresa: tattica strampalata, errori banali, distrazioni, assurde imprecisioni,  conclusioni sballate e poi l’ansia accusata visibilmente dopo il pareggio raggiunto dal Bologna con SKov Olsen poco dopo l’inizio della ripresa, hanno mandato in tilt totale e senza speranze il team scelto da Ancelotti costretto ad alzare bandiera bianca al gol di Sansone ad un quarto d’ora di minuti dal fischio finale, compreso il recupero. Come una stilettata al cuore il raddoppio del Bologna che ha impiegato gran parte del suo tempo arroccato in difesa ma che ha trovato la strada giusta per portare via i tre punti (non vinceva al San Paolo da sette anni) con una facilità incredibile e impensabile. Difatti, proprio e soprattutto nella seconda parte, il Napoli  ha mostrato l’altra faccia. Quella svagata, sbagliata e senza testa: vincente in Champions, strampalata in campionato con una pesantissima classifica. Insigne e compagni sono ora a 17 punti dall’Inter appena all’inizio di dicembre e con la zona Champions che si allontana sempre di più. Si è sbagliato anche chi pensava che dopo il pareggio col Liverpool e con un certo presunto equilibrio raggiunto, Ancelotti avrebbe optato per una formazione standard, sulla continuità. Invece il Napoli è tornato alla cosiddetta “giostra volante”, con cambio di ruoli e di posizioni, pur considerando che il tecnico ha dovuto rinunciare ad Allan infortunato e con alcuni esclusi per scelta tecnica o per abituali turni di rotazione che hanno riguardato Meret, Callejon, Mertens (entrato molto più tardi), Mario Ruj. In campo sono andati Ospina, Maksimovic confermato a destra, Manolas in coppia centrale con Koulibaly e con Di Lorenzo spostato  a sinistra, con Fabian Ruiz (sulla destra), Zielinski ed Elmas a centrocampo e Insigne bretella tra settore centrale e largo sulla linea d’attacco. In avanti le altre due scelte e cioè Llorente e Lozano. Nell’inutile disperato finale è entrato anche Younes, ma non c’è stato nulla da fare malgrado una serie di tentativi. In gol in realtà è andato di nuovo Llorente, ma si è trattato di un’illusione e nulla di più, giacchè al Var l’ex juventino era in fuorigioco. Va segnalato pure un presunto penalty per un fallo su Manolas in area avversaria, sul quale né l’arbitro né il Var in questa circostanza sono intervenuti, a conferma che è mancata pure la fortuna considerando l’enorme numero di conclusioni a rete prodotti dagli azzurri. Il Napoli tuttavia è venuto meno anche e soprattutto nel gioco, spesso lento e inconcludente con serie infinita di inconcludenti passaggi e passaggetti che portavano sempre ad un nulla di fatto. Una bolgia nell’immediato finale: il San Paolo ha tremato sotto i fischi della tifoseria azzurra delusa, amareggiata sempre di più e tremendamente incavolata, che di più non si puo’. Dai toni forti la difesa di Ancelotti in press-conference. Il tecnico sa di sentirsi in discussione: “E’ logico e normale esserlo. La situazione è delicata. A Liverpool sembrava che avessimo risolto i nostri problemi e di trovarci ad una svolta ma siamo caduti negli stessi errori della gara precedente. Quindi sentirsi in discussione è il Minimo”. Dal 4-4-2 al 4-3-3, Vantaggi o svantaggi?: “E’ mancato l’equilibrio e si fa fatica a riconquistare la palla. Tre giorni fa siamo stati solidi, col Bologna abbiamo modificato qualcosa, ma durante il pareggio non abbiamo avuto energie e lucidità per gestire le difficoltà. E’ necessario una maggiore compattezza, ma è l’aspetto mentale che deve migliorare”. Attaccanti in numero massiccio in campo, ma non ne è venuto fuori niente di buono lo stesso: “Volevamo vincere e ci siamo sbilanciati”.  Ancelotti ha spiegato anche gli altri   problemi, almeno quelli più delicati e particolari: “Non riusciamo a mantenere gli equilibri. Il primo tempo è stato abbastanza buono, ma non eravamo così compatti come dovevamo esserlo. C’è un aspetto emotivo e caratteriale giacchè non riusciamo a gestire i momenti delicati”. Callejon fuori da due turno e Mertens escluso dall’inizio. Perché?:  “Per Callejon si tratta di scelte tecniche e tattiche mentre per Mertens si tratta della gestione del calciatore dopo le partite con la sua nazionale e quella del Liverpool dove ha fatto bene”. Ancelotti non si nasconde. Si sente colpevole come tutti gli altri: “Sì, mi sento responsabile, sono situazioni che mi toccano. Domani  (oggi per chi legge, ndr) mi confronterò con la squadra perché anche loro devono sentirsi responsabili, non come me, ma certamente anche loro perché il momento è troppo negativo”. Svanite le promesse di Dimaro, solo belle parole. E la gente si allontana sempre di più: “I tifosi sono delusi e hanno ragione. Io però devo restare lucido per trovare una soluzione”, d’accordo. Semprechè non sia già troppo tardi.