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Il Genoa in 10 blocca gli azzurri sulla strada dell'Europa League. Si chiude sul pari (1-1) la messa a punto anti-Arsenal in programma giovedì. Insigne torna e chiarisce: Da Napoli non mi muovo

Carlo Ancelotti coach of Napoli during the italian serie a soccer match, SSC Napoli – Frosinone at the San Paolo stadium in Naples Italy , December 08, 2018

Ottimismo e fiducia, nonostante tutto. Sarà addirittura una finale anticipata – secondo diversi addetti ai lavori –  con buonissime possibilità di approdare all’ultima tappa, la sfida di giovedì sera a Londra con l’Arsenal di Emery. La previsione benaugurante prende corpo malgrado l’esito della messa a punto di ieri a Fuorigrotta contro il Genoa costretto a giocare in dieci per l’espulsione di Sturaro dopo nemmeno mezzora. Ci sono rimasti male un po’ tutti, dai tifosi, non in tantissimi sugli spalti di  Fuorigrotta, ai calciatori azzurri che hanno lasciato il terreno di gioco corrucciati per il risultato di 1-1 con i cugini genoani, a Carlo Ancelotti visibilmente contrariato per come sono andate le cose nella messa a punto su cui confidava il timoniere del Napoli che ha mischiato ma non troppo le carte e che non ha ricevuto le risposte che avrebbe preferito ricevere alla vigilia della settimana europea. Le maggiori delusioni l’accigliato mister le ha raccolte dalla difesa – ne è convinto –  in cui è riapparso sull’out sinistro Ghoulam rientrato dall’Olanda dove ha curato in un centro specializzato il suo recupero muscolare. In realtà Ancelotti c’è rimasto male dall’insieme del reparto in cui ha schierato Karnezis tra i pali, bravo nel contenere le capacità offensive del Genoa che non si è mai arreso malgrado l’espulsione di Sturaro, riacciuffando nel recupero del primo tempo (48’) il Napoli avanti nel punteggio grazie al gol di Mertens (37’) che aveva piazzato il pallone a fil di palo. Comprensibile la gioia di Ciro che con quel colpo ha tra l’altro segnato il gol numero 104 (quarto bomber nella storia del Napoli), raggiungendo Cavani nella speciale classifica dei cannonieri azzurri. Chissà, tornando alla prestazione, cosa c’era ieri sera nella testa degli azzurri, comunque. Forse avranno pensato di aver risolto tutto grazie a Mertens e alla superiorità numerica. Invece non è stato così. Troppi anche gli impicci tecnico-tattici. Ancelotti ha in realtà conservato ruoli e posizioni anche a centrocampo con la linea Callejon, Allan sistemato davanti alla difesa, Fabian Ruiz addirittura sulla tre quarti e Zielinski sulla sinistra. Più avanti Mertens e più avanti ancora Milik che di occasioni ne ha anche sprecate, come è capitato anche ad altri compagni di cordata. In panchina Insigne, entrato  (67’) quando Ancelotti si è reso conto che bisognava conferire maggiore fantasia e vivacità. La partita all’inizio ed anche per una buona parte non è stata male, con quei continui capovolgimenti di fronte che il Genoa per nulla spaventato e con grande coraggio ha sostenuto fino all’ultimo minuto. E’ pur vero che di occasioni gol ce ne sono state, non soltanto però sul fronte azzurro piuttosto confuso e mai sollecito e preciso nelle conclusioni, ma anche sul versante genoano lesto ad azionare il contropiede come nell’azione del pareggio quando Lasovic si è infilato nel buco lasciato vuoto da Ghoulam per concludere a volo nella porta di Karnezis. A partecipare alle tematiche dei Grifoni c’era una vecchia conoscenza azzurra, Goran Pandev con i suoi ubriacanti dribbling che hanno fatto scricchiolare la difesa del Napoli e che al momento di lasciare il campo a Rolon ha ricevuto una marea di applausi dai tifosi azzurri che non lo hanno dimenticato. Tra l’altro sua l’imbeccata per il gol del pareggio rossoblù. Dopo l’uscita di Pandev il Napoli ha posto sotto assedio la porta di Radu, autore di un paio di importanti interventi. E visto che la situazione non si sbloccava, Ancelotti ha chiamato in causa Insigne, anche per dargli un assaggio di pallone dopo la sua assenza dovuta all’infortunio muscolare che lo ha tenuto fuori. Ma neanche con il ritorno del capitano le cose sono andate nel verso giusto. Non sarà perché il Napoli è già da parecchio con la testa rivolta all’Arsenal e condizionato dalla sfida europea? A sbrogliare un po’ la matassa ci ha provato Ancelotti: “Di sbagliato è che ci difendevamo male anche in undici contro dieci e ciò non ci ha permesso di governare la partita”. Allora significa che sarà dura giovedì? “Se siamo così a Londra diventa difficile, ma in quattro giorni si può aggiustare tutto. Non è mica quello con il Genoa il vero Napoli”.  I problemi sono dunque iniziati dalla difesa, questo il punto di vista di Ancelotti: “Sì, è l’impressione che ho avuto io, c’era poca pressione, abbiamo fatto le cose a metà”, è pure un problema di concentrazione o cos’altro?: “Quando si abbassa la concentrazione devi sistemare la questione tecnico-tattica. Ma assolutamente non è un problema fisico”. Come si spiega la mancanza di fluidità?: “Con le difese chiuse abbiamo sempre trovato difficoltà che prima non avevamo. Ora siamo costretti ad andare avanti e indietro. Voglio dire che dobbiamo difenderci meglio. In pratica se vogliamo fare una buona partita contro l’Arsenal dobbiamo articolare una buona difesa”. Si cambia ritornello, alla Juve manca un punto per festeggiare, il Napoli è tra l’altro separato  da Madama da una distanza siderale: “Abbiamo perso punti per strada. Il nostro obiettivo è di fare tra gli 80 e i 90 punti, ma già 80 diventano difficili”. Si chiude con una questione delicata, il calciomercato e da Ancelotti arriva una conferma: “Il nostro obiettivo è rinforzare la squadra ma non cederemo  i giocatori importanti”, una sfumatura: “Quì a Napoli si fa il mercato tutto l’anno”, in realtà è dappertutto che  si parla così. Lo ha fatto di nuovo Insigne che dopo alcuni giorni di fuoco esplosi  per l’ipotesi prospettata di un suo addio, ha calmato l’ambiente sottosopra: “Non andrò da nessuna parte, resto a Napoli”, la quiete dopo la tempesta: per il momento.