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Napoli Ko al San Paolo anche con l'Atalanta. Ancelotti: "Attenzione, blindiamo il secondo posto"

Un altro kappaò in casa. Tre giorni dopo l’uscita dalla Champions arriva la  sconfitta con l’Atalanta, seconda della serie dopo quella subita con l’Arsenal giovedì scorso. Mai era capitato prima. Dolorosissima e difficile da digerire anche questa, la sesta randellata nell’attuale campionato. Ancelotti l’ha sintetizzata a bordo campo durante  il match con la squadra di Gasperini, ne aveva sentore ed ha imprecato per la delusione e per l’andamento dalla partita: “E’ sempre la stessa storia…”, vero, proprio così. Ciò perché per un’ora il Napoli ha giocato ottimamente a tutti i livelli, tornando ai vecchi bei tempi dell’inizio stagione, ma sciupando più tardi e per un nonnulla – in maniera clamorosa – occasioni straordinarie. Una storia che si è ripetuta ancora una volta: gli azzurri si sono avvicinati ripetutamente al raddoppio e avrebbero addirittura potuto raggiungere un risultato molto più ampio e molto più pieno, tale da impedire all’Atalanta qualsiasi possibilità di recupero. Invece nulla di tutto questo. Le solite insufficienze lì davanti e la mancanza di spietatezza come in tantissime altre circostanze. A chiudere la partita ci ha invece pensato l’Atalanta che con grande forza d’animo ha prima pareggiato e poi segnato il secondo gol, violando il San Paolo in campionato. Insomma tutto era cominciato bene, prima di concludersi male, malissimo. Il Napoli della prima parte aveva la partita in pugno, grazie alla solidità della difesa, ad un centrocampo più forte con Callejon in linea con Allan, Ruiz e Zielinski a sinistra e con il tandem d’attacco composto da Milik e Mertes sistemato un po’ più dietro e largo sulla sinistra rispetto al polacco. La fortuna aveva fatto anche la sua parte: gli azzurri sono stati infatti premiati comunque con merito, grazie ad un colpo di c… (sì, di sedere) di Mertens sul cui didietro carambolava in gol un pallone incrociato da Mancini il quale nella foga dell’intervento colpiva la sfera finita sul gluteo sinistro del belga e poi in rete. In campo non c’era Insigne, dirottato da Ancelotti in panchina, dove è rimasto. Il tandem Mertens-Milik dava comunque consistenza nella fase offensiva soprattutto da parte del “piccoletto”, ma a sbagliare e parecchio pure, erano entrambi che hanno più volte mancato il bersaglio, fallendo circostanze e occasioni piuttosto agevoli per mettere la parola fine. Milik è quello che ha sbagliato di più: ha dell’incredibile il pallonetto prodotto dal polacco e salvato sulla linea da Masiello (50’). E nel conto bisogna metterci anche le occasioni capitate a Zielinski, a Hysaj, a Callejon e ripetutamente allo stesso Mertens (28’), autore del gol azzurro, 80esimo in maglia azzurra e ad un passo dagli 81 gol di Maradona.  Dai e ridai l’Atalanta si è svegliata assumendo il comando delle operazioni: al pareggio ci arrivava l’ex Zapata (69’) al suo ventunesimo centro nella stagione in corso.  Ma la mossa decisiva dell’Atalanta e voluta da Gasperini (espulso al 71’), arrivava con Ilicic infilato nel match ad una decina di minuti dalla fine. L’ingresso del croato destabilizzava del tutto la difesa azzurra già in difficoltà più o meno evidenti. Ilicic era bravo a difendere la palla  che girava a Zapata, suo l’invito dell’ex per Pasalic (80’) che infilava l’angolino basso sulla destra di Ospina. Senza più benzina per il Napoli il match si chiudeva così.  Fischi alla fine. Ancelotti non ha risparmiato le sue valutazioni negative: “E’ un risultato che fa riflettere perché dobbiamo blindare il secondo posto. Siamo stati imprecisi anziché cattivi e determinati. Per un’ora tutto molto bene ma abbiamo sprecato tantissime opportunità. Nel complesso abbiamo fatto bene la prima parte della stagione. Nella seconda parte abbiamo perso qualcosa a livello di motivazioni e di spirito. Sono dispiaciuto perché questa squadra può e deve dare di più. Ma quando vengono meno le motivazioni…”. Nessun caso Insigne: “E’ un patrimonio importante di questa squadra. Si deve riprendere e tornare ai suoi livelli”, in chiusura un ordine tassativo per difendere ciò che è rimasto in cassaforte: “Dobbiamo blindare il secondo posto…”, c’è rimasto solo questo e bisogna evitare qualsiasi brutta sorpresa.