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Napoli

Nemmeno la terapia d’urto risana i vecchi mali del Napoli che malgrado il cambio del timoniere mostra e commette gli errori che finora avevano caratterizzato la rotta precedente, finendo al tappeto al San Paolo anche contro il Parma che violando Fuorigrotta scavalca in classifica gli azzurri, rimasti a quota 21. Un incubo per Rino Gattuso costretto alla resa e rimasto senza parole di fronte agli strafalcioni commessi in difesa, a centrocampo e in attacco. Sarà pure l’ansia che affligge e frena gli azzurri ma la scossa che di solito si determina con un nuovo comandante in capo non c’è stata. E’ arrivata invece una doccia gelata di cui il Napoli è rimasto vittima per colpe e responsabilità di se stesso. Su tutto è emersa la mancanza d’equilibrio in assoluto e l’approssimazione in tante, troppe giocate, operate dappertutto, mal condotte con un gioco lento, scontatissimo, e finalizzate anche peggio. La serie degli errori incredibili è cominciata subito con uno strafalcione di Koulibaly – rimasto infortunato nell’inseguimento dell’avversario e che ha dovuto abbandonare il campo per Luperto – su Kulusevski che se ne è andato tutto solo nel mettere la palla in porta, dopo appena quattro minuti dall’inizio del match. Un Napoli che già al pronti via ne aveva combinate di tutti i colori concedendo all’inizio al Parma almeno due occasioni prima del gol incassato e che si è spessissimo perso nel tentativo di organizzarsi e nel mettere insieme qualcosa di decente. Ma non c’è stato verso, gli azzurri sono legati a quel tipo di gioco spezzettato e noioso senza vie di uscite, con tocchi e ritocchi inutili e senza sbocchi, con palle all’indietro anche senza alcuna necessità, come una vecchia spuntata e spompata vaporiera. Fatto sta il Parma – che si è difeso tra la sua trequarti e nell’area di rigore con il coltello tra i denti – alla fine si è messo in tasca i tre punti, chiudendo il match con un altro micidiale contropiede a qualche minuto dalla fine con il raddoppio di Gervinho, rilanciato da Kulusevski grazie ad un pallone perso da Zielinski scivolando. Un colpo da kappaò per la squadra di Gattuso che faticosamente aveva pareggiato grazie a Milik a rete di testa (65’) su imbeccata di Mertens, entrato per Allan al fine di dare più capacità alla prima linea. Per la verità Ringhio Gattuso le ha provate tutte inizialmente con un centrocampo a 3 con Allan perno centrale e con Fabian a destra e Zielinski a sinistra. Più avanti la linea a tre d’attacco con Callejon impresentabile, Milik centrale e Insigne a sinistra, incredibilmente impreciso nell’andare a rete e per niente proibitivo nelle sue giocate per la difesa dei ducali. Il capitano ne ha sbagliate tante e tante, anche e soprattutto quando Milik lo ha clamorosamente messo davanti a Sepe, da solo. Pesante, lenta, scontata nel suo complesso ogni manovra d’attacco del Napoli che si è intruppato in un traccheggio senza sbocchi anche dopo l’uscita del capitano fischiatissimo e sostituito da Lozano, pure lui fumoso e mai determinante. Inutili naturalmente anche le varianti di modulo che non hanno mai prodotto nulla di particolare. Semmai è toccato al Parma mostrare la sua efficacia sul fronte offensivo, quando Gervinho intorno alla fine del primo tempo ha tagliato a fette la difesa azzurra, centrando il palo dove Meret aveva deviato la palla, sfiorandola leggermente. Bravo Meret anche nel ribattere col piede sinistro alla Garellik di antica e felice memoria un’altra conclusione di Gervinho (70’) che aveva dribblato tutta la difesa azzurra. Eppure c’è un controsenso, i numeri della partita sono tutti a favore degli azzurri, dal possesso di palla alle conclusioni verso la porta. Numeri che comunque servono a ben poco, giacchè i punti che contano li ha portati via il Parma. C’è da aggiungere soltanto la forte delusione e l’amarezza dipinte sul volto di Gattuso sfinito nel dopopartita: “Sfortuna? Non credo alla sfortuna, non voglio sentire la parola ‘sfiga’ o sfortuna. Il Napoli è una squadra che mentalmente non c’è, che manca negli equilibri e che fa fatica e che invece deve credere nel suo potenziale. I primi dieci minuti rispecchiano la mancanza di tranquillità. Volevamo partire bene, con una vittoria. Abbiamo preso due gol con i due terzini alti. Ho provato il 4-3-3 e il 4-4-2. Callejon è un maestro nel coprire l’area ma non gli è riuscito. Anche Insigne può fare di più. Allan ha dato grandissima disponibilità, giocando con gli antinfiammatori. Dobbiamo tuttavia ritrovare brillantezza mentale e fisica. Il 60-70 per cento di questi giocatori sono sempre stati protagonisti negli ultimi anni. La condizione fisica non è massimale. Mertens? Per poter portare a casa la partita l’abbiamo persa. Serve equilibrio. Dobbiamo soffrire il meno possibile. Devo fare delle scelte. Non mi piace se i terzini danno ampiezza, uno deve coprire quando l’altro va avanti. Non devi dare campo libero agli avversari. Un appello al pubblico? Ci sta che qualcuno venga fischiato (ndr Insigne, ma alla fine i fischi sono stati per tutti), la responsabilità della sconfitta me la prendo io, sono io l’allenatore…”.