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Napoli in ginocchio all'Olimpico: la Roma "affonda" gli Azzurri. Capitan Insigne a cuore aperto: "Chiedo scusa ai tifosi" e annuncia il riscatto in Champions: "La partita della vita martedì con il Salisburgo"

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Senza testa e pure senza anima e carattere, ecco l’immagine dell’ultimo Napoli ancora imbambolato e con le ruote sgonfie per gli avvenimenti legati al match con l’Atalanta, una squadra finita al tappeto come un pugile colpito al mento e tramortito con un gancio da kappaò. Poco, pochissimo o quasi niente quello che la squadra azzurra ha combinato con Ancelotti in tribuna, bloccato dalla imperdonabile squalifica che la Corte d’Appello Federale non ha voluto o piuttosto potuto annullare. Tutto da rifare o quasi sul terreno di gioco all’Olimpico da dove ci si aspettava una risposta forte, di cuore e perché no di totale forza fisica, forza mentale e di qualità tecnico-tattica. E’ invece venuta fuori una partita che pone ulteriori interrogativi e perplessità. E’ un allarme? Beh, non si può far finta di nulla. Anzi, c’è da approfondire ogni particolare per venire fuori da una strada e una direzione di marcia che non lasciano intravedere nulla di buono. Preoccupa in particolare la mancanza di furore agonistico, di rabbia e di cattiveria che costituiscono il denominatore comune di qualsiasi squadra con grandi obiettivi ed anche per chi punta a  traguardi meno nobili benché importanti.  In verità non si può pensare che quello visto negli ultimi tempi possa essere il vero Napoli, ragione per la quale bisogna scrutare bene al suo interno per decifrare, mettere in chiaro e risolvere le problematiche. Contro la Roma il Napoli si è aperto lì dietro diverse volte con colpevoli approssimazioni e superficialità come quella (26’) di Callejon che ha colpito il pallone col braccio nell’area azzurra e che deve a Meret di aver salvato la propria porta con un intervento prodigioso sul penalty di Kolarov. In realtà la Roma era già passata andando a rete con Zaniolo grazie ad una penetrazione di Spinazzola come un coltello nel burro sulla sinistra della difesa azzurra e palla-gol per il giovane centrocampista giallorosso. Spostando il discorso sul piano della reazione il Napoli una botta di orgoglio l’ha avuta nell’ultimo quarto d’ora della prima parte facendo quello che poteva ed era abbastanza ma non ha trovato i favori della dea bendata soprattutto su di una traversa di Milik (40’) e il palo a seguire  colpito da Zielinski. Clamoroso. Le speranze di una rincorsa accelerata naufragavano però con un altro rigore ottenuto da Pastore su di un braccio di Mario Rui e stavolta trasformato  da Veretout, 54’. Altri episodi hanno poi caratterizzato l’intera seconda parte sino alla fine come la sospensione decisa da Rocchi per i cori offensivi verso Napoli, il Napoli e i napoletani, la traversa di Kluivert, il gol di Milik (72’), un’altra paratona di Meret (73’), un presunto rigore per il Napoli per un fallo su Lozano, non concesso dopo l’intervento del Var e le ulteriori novità in formazione stavolta dovute alla situazione di emergenza causata in parte dalla squalifica di Allan a cui si è fatto fronte con una combinazione di centrocampo composto da Callejon, Ruiz, Zielinski e Insigne con Milik in prima linea, supportato da Mertens. Sulla scena sono stati scaraventati più tardi anche Lozano    (per Callejon), Llorente per Insigne e Younes per Insigne. Ma gli azzurri non sono  riusciti ad andare oltre al gol di Milik (72’) su di uno sprint e cross basso di Lozano.  Ora come ora gli azzurri si allontanano dalla zona Champions. La squadra non si ritrova e lo ha ammesso a fine partita il capitano Insigne che ha promesso ogni impegno possibile per la ripresa immediata della squadra del cuore: “Chiediamo scusa ai nostri tifosi. Possiamo e dobbiamo dare di più. Nessun alibi, ma la sconfitta con la Roma è figlia della partita di mercoledì con l’Atalanta. Non voglio tornare su quegli episodi dico però che se il Var deve funzionare, lo deve essere per tutti. Posso assicurare comunque che abbiamo dato tutto. Non so cosa sia successo qui, pali, traversa e sfortuna. C’è bisogno tuttavia di restare tranquilli e non di buttarci giù, altrimenti non se ne esce più.  Ora dobbiamo andare avanti in Champions”, martedì prossimo il Salisburgo al San Paolo per aprire la porta degli ottavi, sarebbe il massimo: “Martedì è la partita della vita!”, ecco la carta del riscatto.